Visita guidata con Legambiente alla scoperta della fioritura nel parco del loto

Dalle 19 del 2 agosto con l’esperto Andrea Gallamini un’uscita per scoprire il Canale dei Mulini

0731 LotoProseguono gli eventi organizzati dal circolo Legambiente Cederna alla scoperta delle aree naturali che sorgono lungo il Canale dei Mulini nella Bassa Romagna. Venerdì 2 Agosto alle 19 grazie al supporto dell’esperto Andrea Gallamini, Legambiente organizza una serata per ammirare la fioritura del Loto al Parco di Lugo.

Oltre a spiegare le caratteristiche dell’area e delle piante che la caratterizzano, la visita gratuita sarà anche l’occasione per illustrare il nuovo dépliant realizzato dall’associazione con il contributo di Coop Alleanza 3.0 per raccontare la storia del Canale dei Mulini di Castel Bolognese, Lugo e Fusignano: un’eredità storica ed un percorso turistico naturale che attraversa la Bassa Romagna. L’opuscolo è già disponibile da Legambiente e i punti vendita Coop di Alfonsine, Fusignano e Lugo. Sul sito www.terramagazine.it sono disponibili i video realizzati da Legambiente e la vasta galleria fotografica realizzata durante le escursioni.

«Il Parco del Loto – ha spiegato Yuri Rambelli, presidente del circolo – è un’ex cava di argilla, successivamente acquisita dalla famiglia Gallamini che ne valorizzò le potenzialità naturali, anche con impianti vivaistici, riconvertendo lo specchio d’acqua alla coltivazione del fiore di loto. L’area, ceduta poi al Comune di Lugo, è stata trasformata in un parco di circa 8 ettari dalle caratteristiche semi-naturali in quanto, pur trovandosi praticamente circondata dall’urbanizzazione, costituisce un piccolo mondo a sé stante, dove l’ambiente vegetale si è riappropriato a suo piacimento dell’area, richiamando così anche gli animali (insetti, anfibi, uccelli) che in questa vegetazione fluvio-lacustre-ripariale trovano il loro habitat naturale. Il parco, assieme a questo tratto di canale e al Bosco di Fusignano, fa parte di un’area di riequilibrio ecologico, cioè di un particolare tipo di aree protette create per preservare ambienti naturali o seminaturali che sorgono a ridosso dei centri abitati».

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Ferragosto horror a Mirabilandia: tre sere con zombie, mostri e scenografie di fuoco

Dal 15 al 18 la prima versione estiva del party di Halloween. Dalle 21 a mezzanotte animazioni e musica. E da fine luglio è operativa l’ultima novità del parco: l’area dedicata alle Ducati. I piloti delle Rosse Dovizioso e Pirro l’hanno provato in anteprima

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MIRABILANDIA HALLOWEEN, Ravenna 23/10/2015; ph © Giorgio Salvatori – www.officinaphotografica.com

Ferragosto da incubo a Mirabilandia. Nelle serate dal 15 al 18 agosto al parco divertimenti di Savio è tempo di Summer Horror Festival, la prima versione estiva dell’ormai gettonatissimo party di Halloween. Dall’adrenalina delle attrazioni alla paura degli spettacoli, delle scenografie e delle coreografie: l’area sudovest dalle 21 a mezzanotte si trasformerà in una grande scena post apocalittica, densa di fumo, coreografie, luci e musica ad alto volume (ingresso dalle 17 a 17,90 euro).

Nell’area Reset ci si potrà scatenare al fianco di orde di mostri con il sound dei dj set previsti per l’evento e sulle note dei live musicali dei Mobius. Nell’area retro Blu River tutte le sere lo spettacolo sarà garantito da entusiasmanti performance con il fuoco. A rendere ancora più cupa l’atmosfera il Maze Acid Rain, tunnel horror dalla speciale scenografia, abitato da un nutrito gruppo di zombie urlanti e danzanti.

E in tema di novità per Mirabilandia va segnalata l’apertura, il 26 luglio, di Ducati World, la nuova area dedicata alle Rosse di Borgo Panigale. Desmo Race è il primo duelling coaster interattivo a doppio binario. A bordo di una moto biposto che simula la guida di una Panigale V4, è possibile sfidarsi lungo due tracciati paralleli per una gara testa a testa. Frenata e accelerazione sono nelle mani del guidatore che deve affrontare ogni curva domando il motore rombante. Tutti possono sentirsi dei veri piloti (età minima 6 anni e 120 cm di altezza) e vivere l’emozione di una corsa motociclistica.

L’inaugurazione è avvenuta in segreto: alle 23, di solito orario di chiusura del parco, il pilota Ducati Michele Pirro è stato il primo ieri sera a provare l’attesissima attrazione. Fino all’1 di notte tutti i presenti hanno potuto sfidarsi sul tracciato di Desmo Race. Tutta l’area Ducati World è stata inondata da visitatori vestiti di rosso. Ai primi mille Desmo Riders è stata regalata una maglietta speciale a tiratura limitata per celebrare la serata.

«Desmo Race è un coaster unico al mondo – dichiara Riccardo Marcante, direttore generale Mirabilandia – non solo per le sue caratteristiche tecniche ma soprattutto per le emozioni che regala a tutto il pubblico. Potevamo scegliere un coaster più alto e più lungo, abbiamo scelto una attrazione che permetterà a grandi e piccoli di divertirsi alla stessa maniera in sella ad una Ducati. Insomma, proprio come abbiamo sempre detto: non dovrai aspettare di diventare grande».

Anche il pilota Andrea Dovizioso è salito a bordo nei giorni scorsi: «Desmo Race è davvero emozionante. Mi sono sentito come in sella alla mia moto: puoi accelerare e frenare proprio come si fa in una vera gara. Sono molto contento di essere stato il primo a provarla e mi auguro che tutti possano vivere la stessa esperienza».

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A sette anni dal grande incendio riapre la pineta Ramazzotti di Lido di Dante

Sono possibili le visite guidate. I carabinieri forestali: «I giovani pini hanno raggiunto i cinque metri di altezza, la ripresa vegetativa è ormai affermata»

Pineta Ramazzotti Dopo L Incendio

La pineta dopo l’incendio

Bruciò il 19 luglio del 2012 in uno dei più vasti incendi dolosi che hanno interessato un’area verde nel territorio Ravennate. Da allora la pineta Ramazzotti è stata chiusa, per permettere una sua rinascita senza la presenza umana. Dal 2 agosto però riaprirà, sebbene solo con visite guidate, in quella che burocraticamente viene definita “fruizione regolamentata”. A permetterlo è stato un accordo tra i carabinieri per la Biodiversità, il Parco del Delta e il Comune di Ravenna.

A distanza di alcuni anni dall’incendio la ripresa vegetativa è visibile e tale da permettere nuovamente la fruizione dell’area, adeguatamente regolamentata. Decisivo per la riapertura l’intervento del Comune di Ravenna che ha realizzato passerelle in legno che separano la fascia boscata dalla spiaggia. Il tenente colonnello Giovanni Nobili, del Reparto Carabinieri Biodiversità di Punta Marina sottolinea:  «È possibile affermare che, successivamente al devastante incendio che il 19 luglio 2012 distrusse circa 65 ettari della pineta Ramazzotti, producendo profonde modifiche agli habitat, la ripresa vegetativa delle zone percorse dal fuoco può ormai considerarsi affermata, con i giovani pini che hanno ormai raggiunto i 4-5 metri di altezza. Ciò permette di poter nuovamente fruire dell’area, seppur con una adeguata regolamentazione. Lo strumento gestionale proposto è il risultato di un processo di valutazione dei diversi aspetti che concorrono a garantirne la sostenibilità, non ultima l’esigenza di equilibrare tale regolamentazione a nord come a sud del torrente Bevano, affinché per le due aree risulti similare e coerente».

«Grande soddisfazione» viene espressa dal sindaco Michele de Pascale secondo cui restituire alla comunità «un luogo così profondamente ferito mi riempie di orgoglio per il lavoro che tutti i soggetti coinvolti hanno svolto per favorirne il naturale sviluppo e conservarne la biodiversità. È un patrimonio ambientale unico, che va certamente preservato, ma del quale è importante far conoscere a tutti, cittadini e turisti, la straordinaria bellezza, anche perché attraverso la comprensione della sua unicità possano diffondersi sempre più comportamenti corretti e rispettosi nella sua fruizione».

Le modalità di visita alla pineta Ramazzotti

Durante il periodo della nidificazione del fratino, dal 1 marzo – 15 luglio (salvo l’eventuale protrarsi della fase di nidificazione) sono previste solo visite guidate a piedi nei giorni di martedì, venerdì, sabato e festivi, ad orari prefissati o su prenotazione, limitate a massimo due gruppi in una giornata, composti al più da 30 persone, salvo motivate deroghe. L’autorizzazione all’accesso da parte di guide qualificate a capo del gruppo, è rilasciata dal Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Punta Marina a seguito di richiesta presentata con adeguato anticipo.

Nel restante periodo dell’anno, dal 16 luglio (salvo proroghe) al 28 febbraio, il transito a piedi o in bicicletta è consentito nei giorni di martedì, venerdì, sabato e festivi, esclusivamente lungo l’itinerario ciclopedonale (eccetto visite guidate con itinerario più ampio), fino alla torretta di avvistamento posta alla foce del fiume Bevano, nelle seguenti fasce orarie:

· dalle ore 8 alle 20, da luglio a settembre compresi

· dalle ore 9 alle 17, da ottobre a febbraio compresi

Gli ingressi alla porzione di Riserva accessibile con limitazioni sono indicati nella planimetria riportata sui cartelli di ingresso all’area.

L’accesso a cavallo è consentito, solo al di fuori del periodo di nidificazione col medesimo calendario per la libera fruizione, tramite gli ingressi indicati in planimetria, ma il transito è consentito esclusivamente lungo il percorso denominato itinerario solo equestre, previo rilascio di specifica concessione del Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Punta Marina. L’accesso è consentito fino ad un massimo di due gruppi per settimana costituiti da massimo 15 unità e i cavalli dovranno procedere al passo.

Sono sempre liberi l’accesso e il transito in tutti i periodi dell’anno, invece, in via Fosso Ghiaia fino al cancello d’accesso alla foce del Bevano, in via Catone, in via della Sacca e negli stradelli che portano ai campeggi.

Durante tutto l’anno, l’accesso alla spiaggia resta regolamentato dalle Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Stazione Pineta di Classe e Saline di Cervia del Parco Regionale del Delta del Po Emilia-Romagna e dalle Misure Generali e Specifiche di Conservazione del Sito di Interesse Comunitario Ortazzo Ortazzino e Foce Torrente Bevano.

Per autorizzazione all’organizzazione di visite guidate:

Ufficio Territoriale Carabinieri per la Biodiversità di Punta Marina

0544 437379 – 437398

Per prenotare una visita guidata:

Centro Visite Cubo Magico della Bevanella

335 5632818 – 0544 529260

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Al Labirinto Dedalo arriva La Réunion Country più grande di Romagna

Una vera e propria Reunion che vedrà  riuniti ai piedi del Labirinto più Grande d’Europa, i più importanti  rappresentanti del genere. Tutto avrà inizio  alle 18,30 ed entrerà nel  vivo alle 21,15 con l’esibizione dei Cadillac Ranch, la prima e unica  orchestra da ballo Country in Romagna, con una esperienza pluriennale  nella realizzazione di eventi nazionali. Una serata di musica dal vivo  e ballo country, con la collaborazione delle migliori scuole di ballo.

Un serata unica dove ci sarà la possibilità di fare un pic-nic o di  degustare della ottima salsiccia e piada, come si faceva da ragazzi, e  a mezzanotte ingresso al Labirinto in notturna. Una esperienza unica  a vivere in compagnia. Portate una torcia.

LABIRINTO DEDALO
www.labirintodedalo.it

via Argine Destro Savio, 17
Milano Marittima Nord

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Viva Dante 2019. Cento appuntamenti a Ravenna tra fine agosto e dicembre: letture, conferenze, spettacoli, mostre e tanto altro

Si chiama Viva Dante 2019 – come il discusso marchio che ha vinto la gara indetta per il logo delle celebrazioni del settimo centenario – il cartellone delle tante iniziative dedicate da Ravenna a Dante in autunno. Ma così tante come quest’anno, oltre 100. Quasi una sorta bulimia culturale nel segno del Sommo Poeta. Per testimoniare una volta di più che Ravenna vuole onorare Dante più di tutte le altre città.

La presentazione del programma questa mattina 26 luglio alla Sala Dantesca della Biblioteca Classense con il Sindaco Michele de Pascale, l’Assessora alla Cultura Elsa Signorino e l’Assessore regionale al Turismo Andrea Corsini. La sua presenza si spiega soprattutto con il fatto che la Regione ha stanziato già 1,5 milioni di euro per le celebrazioni dantesche di Ravenna 2021. E questa è sicuramente una buona notizia.

Ma torniamo a Viva Dante 2019. In tre mesi, dal 25 agosto al 10 dicembre, quasi cento appuntamenti, promossi da 48 soggetti diversi in 32 spazi, e soprattutto oltre cento tra studiosi, artisti e giornalisti coinvolti e migliaia di cittadini partecipi. Questi i principali numeri della rassegna autunnale 2019 snocciolati dall’Amministrazione, frutto di un prezioso lavoro di coordinamento e produzione culturale del Comune di Ravenna. Il programma presenta appuntamenti di grande interesse, dedicati ad ogni tipo di pubblico, ed è sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna che ha stanziato per Ravenna, nel triennio 2019-2021, si diceva, un milione e mezzo di euro a sostegno delle attività di valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale legato a Dante.

Tra le conferenze, 36, si segnalano i tanti appuntamenti nell’ambito del ricchissimo programma di “Dante 2021” organizzato da Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e Accademia della Crusca, tra cui la conversazione tra il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e Antonio Patuelli (13 settembre ore 17 sala Dantesca della Classense) e le “Letture Classensi”, contributo di altissimo prestigio agli studi danteschi internazionali, dove l’evento conclusivo vede la presenza del premio Strega Helena Janaczek (7 dicembre ore 17 sala Dantesca).

Emerge la ricchezza della proposta di spettacoli e concerti, ben 20. Tra questi la lezione spettacolo di apertura della Scuola estiva internazionale in studi danteschi, “L’umanista nel regno dei morti” (26 agosto ore 21 sala Muratori della Classense) dove la storia diventa narrazione avvincente; l’“OltreDante”, dove cento cittadini leggono i cento canti della Commedia (1-3 settembre dalle 18 nel cortile della Prefettura e agli Antichi Chiostri Francescani), i giovani della scuola che presentano all’Almagià il frutto dello studio e del lavoro del progetto “Dante a scuola con noi” (giovedì 26 settembre Almagià) e l’avvio del progetto triennale di Ravenna Teatro “Maestri per Dante” che prevede la residenza di grandi protagonisti del teatro contemporaneo; il 26 novembre inizierà Toni Servillo con lo spettacolo “Elvira” (teatro Rasi ore 21).

Il cuore degli eventi danteschi è l’Annuale di Dante, domenica 8 settembre a partire dalle 9, suggellato dall’offerta dell’olio per la lampada votiva alla Tomba. In questa cerimonia è racchiusa l’intera vicenda storica del poeta e dunque delle terre che sono state attraversate in vita e cantate nel poema sacro. Per questo sono stati invitati a essere presenti i sindaci delle città cantate nell’opera o rilevanti per la biografia e la fortuna dantesca, oltre un centinaio. Il corteo, che ha una tradizione antica, quasi 70 anni, sarà punteggiato di poesia, versi e cori, grazie alla collaborazione con il Teatro delle Albe. La pluripremiata compagnia ravennate ha dato vita infatti allo straordinario progetto, realizzato su commissione di Ravenna Festival, “Inferno, Purgatorio e Paradiso. Chiamata Pubblica”. L’itinerario sarà articolato attraverso cori di cittadini, che fungeranno da segnatempo per gli artisti Ermanna Montanari, Marco Martinelli e Sandro Lombardi, chiamati a scandire i momenti salienti della celebrazione. A Lucia Battaglia Ricci il compito di restituire con le immagini il miracolo della poesia dantesca attraverso il “commento figurato”. L’arcivescovo di Firenze, cardinal Giuseppe Betori, in suggello al legame profondo tra le città a cui si legano la nascita e la morte del più grande poeta dell’Occidente, sarà officiante della “Messa di Dante”.

La basilica di San Francesco ospita altri eventi di grande valore simbolico, a partire dal “Transitus” (13 settembre ore 21) in coincidenza con la notte della morte di Dante, con la presenza del presidente della Cei cardinale Gualtiero Bassetti; e “La Divina Commedia nel mondo”, rassegna internazionale ideata da Walter Della Monica, a cui verrà conferito il Lauro Dantesco ad honorem, dedicata nel 2019 allo spagnolo (20 settembre alle 21). Sempre guardando il mondo, la sera del 31 ottobre con “Dante a Ravenna. La Commedia nel mondo” studenti di origine straniera leggeranno l’ultimo canto dell’Inferno nella loro lingua.

Delle 11 mostre si segnalano la sfida con i linguaggi della street art e dell’illustrazione di “Dante Plus” di Bonobolabo suggellata dal tributo al volto di Dante di Milo Manara (chiostri dell’Oriani, dal 6 settembre) e il percorso fotografico di “Dante Esule” di Giampiero Corelli, che nella dimensione itinerante che lo contrassegna parte dal porto (21 settembre ore 17 piazzale Tcr). Spazio a Dante anche nel programma di RavennaMosaico con un tributo di Riccardo Zangelmi in un percorso creativo attraverso i mattoncini Lego e con “Opere dal Mondo” (Mar e palazzo Rasponi, dal 4 ottobre).

Le 18 proposte di itinerari e laboratori permetteranno ad adulti e bambini di conoscere i luoghi danteschi fino ad addentrarsi nelle pinete, di creare mosaici a partire dalla collezione del Tamo dedicata alla Commedia e di entrare nel cuore della produzione musiva delle botteghe.

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MUSICA Fino al 2 agosto l’Accademia di Muti emoziona l’Alighieri di Ravenna con Le nozze di Figaro

E sul podio e al pianoforte, sempre sotto l’ala di Muti, si avvicenderanno i giovani direttori (il tedesco David Bui, l’italo-tedesco Nicolò Foron, l’austriaco Felix Hornbachner, Lik-Hin Lam e Jiannan Cheng dalla Cina) e maestri collaboratori (le italiane Veronica Cornacchio e Clelia Noviello Tommasino e Daniel Strahilevitz, di nazionalità spagnola, sudafricana e israeliana).

Italian Opera Academy

Inaugurata a Ravenna cinque anni fa – secondo un modello che Muti ha poi sperimentato anche in Giappone – la sua “scuola d’opera” è da una parte l’opportunità per giovani direttori e maestri collaboratori – questi ultimi figura pressoché sconosciuta al grande pubblico ma fondamentale nella preparazione dello spettacolo lirico – di poter raccogliere direttamente quelle indicazioni e quei consigli preziosi che possono sgorgare solo da una straordinaria esperienza; dall’altra un’occasione unica per il pubblico di assistere in teatro al processo di costruzione di un’opera, dalla presentazione del soggetto e dei temi portanti alla preparazione al pianoforte delle singole voci, fino al lavoro in orchestra e all’esecuzione in forma di concerto di brani selezionati, affidata mercoledì 31 luglio alla direzione dello stesso Muti e venerdì 2 agosto invece agli allievi.

Non deve stupire che, dopo aver lavorato nelle scorse edizioni su opere di Giuseppe Verdi (Falstaff, Traviata, Aida e Macbeth), la scelta sia ora andata a Le nozze di Figaro, che – come tutta la trilogia dapontiana che si completa con Così fan tutte e Don Giovanni in cui la musica di Mozart si innesta appunto sui libretti di Lorenzo Da Ponte – è a tutti gli effetti un’opera italiana. Anzi, come spiega lo stesso Muti, “si tratta di un regalo che Mozart fa al repertorio italiano, perché non c’è dubbio che si tratti di un capolavoro italiano. Non solo perché composto su un libretto poetico nella nostra lingua, ma perché testimonia di quanto Mozart non solo parlasse e conoscesse l’italiano, ma avesse capito fino in fondo l’incedere tipico della nostra pronuncia, la melodia e il ritmo delle parole, il filo espressivo che attraversa le frasi, sia nei recitativi – che poi saranno l’esempio per la perfezione di quelli verdiani – sia nelle arie”.

L’intreccio delle Nozze sarà quindi il banco di prova per entrare nei meccanismi interpretativi dell’opera italiana, attraverso la lezione di chi, come Riccardo Muti, ha avuto a propria volta la fortuna di apprenderne i segreti da un maestro quale Antonino Votto, a lungo collaboratore di Arturo Toscanini, diretto depositario del lascito verdiano. “Mi sento in dovere di trasmettere ai giovani – ha spiegato più di una volta Muti – il metodo e gli strumenti che hanno permesso a me di arrivare fin qui, in particolare credo si debba recuperare la capacità, troppo spesso dimenticata, di concertare, ovvero di costruire la regia musicale di un titolo lavorando a fondo con i cantanti al pianoforte, o ragionando con l’orchestra sulle caratteristiche e sui dettagli anche della partitura”.

Del resto, quello della formazione e della trasmissione del sapere ai giovani è un punto fermo nell’attività di Riccardo Muti: lo testimonia l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini nata per suo volere ben tre lustri fa. Un’orchestra da cui sono passati finora oltre 700 giovani musicisti, in molti casi poi approdati alla professione presso alcune delle più importanti compagini europee, e che anche in questa occasione sarà lo strumento su cui i giovani direttori potranno esercitarsi; potendo contare, inoltre, su un organico arricchito della presenza di Li-Kuo Chang, prima viola della Chicago Symphony Orchestra.

L’edizione 2019 dell’Accademia è realizzata con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, del Comune di Ravenna e grazie al contributo di sponsor che sostengono questo progetto formativo: Fondazione Raul Gardini, Barilla, Allianz Bank, Rosetti Superyachts, Gruppo Maggioli, Coop Alleanza 3.0 e The Shilmann Foundation; media partner QN. Si ringraziano inoltre la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. Il concerto conclusivo dei giovani direttori selezionati – in programma il 2 agosto al Teatro Alighieri – sarà inoltre dedicato allo IOR (Istituto Oncologico Romagnolo) di cui ricorre quest’anno il quarantennale dalla fondazione.

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Vergini, eretici e marinai: le storie nascoste di Sant’Apollinare Nuovo

E’ una calda mattina di agosto quando entro nel silenzio dorato della chiesa di S.Apollinare Nuovo. Sono l’unica visitatrice e la basilica, misteriosa e splendente, mi incute quasi soggezione. Il mosaico, come nella maggior parte delle chiese di Ravenna, è il protagonista assoluto: più sfarzoso del semplice affresco, riveste del suo manto lucente chiese e battisteri, come una sorpresa incantata dietro la semplicità dell’aspetto esterno. Fuori, le pareti in muratura e l’austerità delle forme; dentro, i bagliori dell’oro, del turchese, del verde giada.

Il corredo musivo di S.Apollinare racconta una storia lunga e complessa, aggrovigliata come una matassa di lana. Tanti sono i fili che la compongono; sono legati alle diverse vicende politiche, militari e sociali che si sono susseguite nel tempo e sono intrecciati saldamente l’uno all’altro. Oggi solo in parte possiamo snodare quei fili per ammirarne le singole apparenze; il resto è sepolto tra i misteri della storia. Appena entrata, mi trovo davanti alla famosa immagine del porto di Classe, inserito sulla parete sinistra della navata centrale, con il riquadro azzurro e luminoso del mare e le tre imbarcazioni che sfidano le leggi dello spazio e della logica; riescono però, nell’estrema sintesi, a suggerire un’atmosfera particolare, quella del porto antico, vivace baricentro commerciale della civiltà ravennate.

Oggi quel porto è riemerso dopo millenni: il parco archeologico di Classe si trova a 4 km a sud del centro storico di Ravenna ed è aperto alle visite turistiche. Il mare ormai si è allontanato e, dove una volta si trovava la distesa blu del Mediterraneo, adesso ci sono i campi coltivati e la vasta area verde del Parco del delta del Po. Nel mosaico che la raffigura, Classe (nome derivato dalla flotta, Classis, che era stanziata nel porto) appare come una vera e propria città e non solo come il prolungamento di Ravenna sul mare. E’ un centro urbano ricco di edifici dal sapore romano ed è circondata da alte mura; un vero e proprio baluardo difensivo sul Mediterraneo orientale: questo l’aspetto che doveva avere in età bizantina.

L’antico porto era stato fondato da Ottaviano Augusto nel I secolo a.C. e allora, secondo Plinio, contava una flotta di 250 imbarcazioni, la più potente dell’Adriatico.

Tra i marinai, gli schiavi che lavoravano sulle triremi, gli uffici amministrativi e gli operai degli arsenali, ci doveva essere una nutrita folla di uomini qui, ai quali si aggiungevano le loro famiglie e, come riporta Dario Fo nella sua interessante “La vera storia di Ravenna” (1999, edizioni Franco Cosimo Panini),

..un alto numero di inservienti del circo, gli aurighi per le corse dei cavali, donne, danzatrici, acrobate, e, infine, i gladiatori allenati alla scuola di Cesarea, città cuscinetto tra Ravenna e Classe.

In effetti tra gli agglomerati di Classe, Cesarea e Ravenna la popolazione doveva raggiungere circa i 150.000 individui, facendo del luogo uno dei centri più popolati d’Italia.

Tuttavia già all’epoca di Teodorico (V-VI sec. d.C.), quando S.Apollinare venne costruita, il porto si stava interrando. Così il re ostrogoto ordinò dei lavori di ristrutturazione e sterramento che lo riportarono in buone condizioni; ma sarà solo con il periodo bizantino che il porto vivrà una nuova età dell’oro, riguadagnando un ruolo di rilievo nell’ambito commerciale e militare.

Ma torniamo indietro per un attimo. S.Apollinare Nuovo ha avuto tante vite, quella più antica e misteriosa appartiene all’epoca della sua nascita, quando viene eretta come cappella di corte di Teodorico, re degli ostrogotitra il 493 e i primi del secolo VI. 

Tra le sue mura, la chiesa è solita accogliere il sontuoso corteo regale del sovrano, che si è insediato da poco in Italia al comando del primo regno romano-barbarico ed ha scelto come capitale proprio Ravenna. Poco più in là, c’è un edificio imponente che ora non esiste più, il sontuoso Palazzo di Teodorico, immortalato nel mosaico della navata, di fronte alla raffigurazione di Classe.  Sono molti gli edifici che il re fa erigere in città, creando un vero e proprio quartiere ariano e goto, parallelo a quello cristiano. Ma siamo in un età violenta ed oscura, caratterizzata da cambiamenti repentini, e presto, con la morte del re ostrogoto, nuovi dominatori si imporranno sulla città, plasmandola a proprio piacimento proprio come avevano fatto i barbari. Nel 540 infatti Ravenna è conquistata dall’esercito bizantino, durante la guerra greco-gotica (535-553), e diventa capitale dell’Esarcato d’Italia. Questo ha significato, per S.Apollinare, l’ingresso in una nuova esistenza: da chiesa ariana, la religione ufficiale degli ostrogoti, si trasforma in cristiana e molti dei mosaici vengono eliminati, perché si richiamavano al regno di Teodorico e a quella che fu giudicata la sua terribile eresia.

Solo le scene con la passione e i miracoli di Cristo, che si trovano sulla fascia più alta del mosaico e che si adattano anche alla religione cristiana, si sono salvati; sono molto espressivi e naturalistici, dato che si richiamano alla tradizione artistica romana.

La raffigurazione del Palatium di Teodorico viene anch’essa ritoccata; ma non troppo, dato che i mosaici sono particolarmente preziosi. Così vengono eliminati solo i personaggi goti, Teodorico e la sua corte, e al loro posto vengono inserite delle tessere dorate.

Tra una colonna e l’altra, però, sbucano ancora, come spettri che anelano tornare in vita, le le mani di questi personaggi che la memoria cristiana ha voluto cancellare. Il vescovo di Ravenna, Agnello, cerca di connotare in senso cristiano anche il resto dei mosaici rifacendoli di sana pianta, mentre la Chiesa viene intitolata a S.Martino di Tours, un pezzo grosso della lotta contro le eresie.

Lungo tutta la navata, sotto la fascia alta con le storie di Cristo e quella mediana con una serie di profeti, si snodano due eleganti e lunghissimi cortei. Sono ventidue le sante guidate da S.Eufemia e dai tre re Magi, fino alla Madonna in trono vicino all’abside.

Di fronte a loro, sulla parete opposta, appaiono ventisei martiri, che si susseguono fino a Gesù in trono. Le influenze romane hanno lasciato il posto alla dimensione eterea e lunare dell’arte bizantina; il suo scopo non è imitare la natura, ma incutere soggezione nel fedele. Questi non deve capire, non deve immedesimarsi nella scena; può solo inginocchiarsi, prostrandosi di fronte all’immensità e alla potenza divina.

Il vescovo Agnello, col beneplacito di Giustiniano che ora è il nuovo imperatore cristiano d’Oriente e Occidente, è riuscito nel suo intento: Teodorico e l’arianesimo sono cancellati, maledetti per sempre, e la basilica è epurata. Lo splendore dei mosaici rimane ad abbagliare i fedeli, oggi come allora. Più tardi la chiesa sarà arricchita da un pittoresco campanile cilindrico, che svetta ancora oggi nel cielo di Ravenna, e da un portico rinascimentale. Nel IX secolo verranno traslate qui le spoglie di S.Apollinare, il martire romano patrono della città. Furono trasportate in questo luogo, ritenuto più sicuro, dalla decentrata basilica di S.Apollinare in Classe, che era soggetta alle pericolose incursioni dei pirati. Con il loro arrivo la chiesa assunse il nome del santo, quello che conserva tutt’ora, a cui fu aggiunto l’aggettivo nuovo, per distinguerla dall’altra Chiesa ravennate, S.Apollinare in Veclo.

Da allora questo antico tempio rimane il simbolo dell’incontro-scontro tra romanitas e barbaritas e nella sua bellezza immortale si sfumano i contorni di queste vicende lontane e burrascose. Il punto di attrazione del corredo musivo, in questo spazio sacro pieno di antiche memorie, per me sono le vergini in processione; una lunga teoria di fanciulle dalle eleganze bizantine e dalle movenze flautate. Si somigliano tutte, ma, guardandole con attenzione, non sono proprio uguali: i mosaicisti hanno creato piccole differenze nei tratti del viso e nelle posture, nonché nelle fantasie dei manti dorati che ricadono sul candore delle vesti.

La teoria di corpi femminili pare perdersi all’infinito, tanto è lunga. Il loro incedere lento e senza peso, nell’atmosfera rarefatta dello stile bizantino, ha colpito gli artisti delle epoche successive, soprattutto quelli degli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

Quasi che le vergini fossero uscite dalla chiesa, abbandonando la rigida sacralità dei mosaici, per attraversare gli oceani del tempo ed infilarsi in qualche quadro fin de siècle. Come presenze lievi ed evanescenti, ora possono scendere con grazia le scale dorate di Edward BurneJones, s o danzare leggiadre, come suggerisce Gaetano Previati. L’ispirazione spesso non è diretta, cosciente; piuttosto, è qualcosa nell’aria, un gusto o un sentimento indefinito che spinge a raffigurare sempre più lo stesso soggetto: gruppi numerose di donne, cortei femminili che vantano una grazia antica e sovrannaturale, come quelle bizantina.

In alcuni casi, quelle vergini candide si trasformano in vere e proprie divinità ricoperte d’oro, o ammaliatrici dallo sguardo sulfureo, come quelle di Klimt, che del resto ai primi del Novecento era venuto in visita a Ravenna. Qui l’imperatrice Teodora della basilica S.Vitale e le vergini di S. Apollinare Nuovo avevano esercitato la loro antica seduzione, colpendo il pittore con una bellezza diversa, algida; un modello fascinoso a cui ispirarsi.

Ma chi erano, in realtà, quelle antiche fanciulle? Me lo sono sempre chiesto. Certo l’arte bizantina si allontanava dalla realtà oggettiva, ma i mosaicisti, nel loro percorso verso l’astrazione, dovevano pur esser partiti da un dato concreto e naturale, da ciò che vedevano intorno a loro.

Le ragazze della Ravenna bizantina, quelle in carne ed ossa, avevano, come le donne romane, poche strade possibili davanti a sé, in questo mondo tardo-antico che stava sfumando nel medioevo: il monastero, il matrimonio o l’eterna perdizione dei bordelli. Sposate a 12 anni e sfiancate da numerosi parti, non raggiungevano quasi mai un’età avanzata. All’epoca in cui le vergini furono realizzate nel mosaico di S.Apollinare, le lavoranti delle case di piacere, che certo avevano molto da fare con il trambusto degli uomini del porto, subirono un brutto colpo. Accadde quando l’imperatrice Teodora, la redenta moglie di Giustiniano, decise di occuparsi di loro sull’onda del fervore cristiano. La regina era stata un attrice e donna di malaffare, ma, sposato il suo notevole amante, aveva deciso di mettere la testa a posto.

Fece chiudere tutti i bordelli di Ravenna e, allo scopo di salvare le donne che vi lavorarono, le rinchiuse nei monasteri. Ritorniamo alle pagine di Dario Fo:

Là troveranno asilo contro la lussuria, portate ad una vita di meditazione, murate vive. Si, carcerate nel corpo, ma libere e salve nell’anima. Alcune di loro con comprendono il sublime dono di Teodora e si buttano dalle alte mura del monastero, sfracellandosi al suolo.

Chissà chi erano veramente le ragazze di S.Apollinare, quelle che i mosaicisti tennero a modello, forse le stesse che entravano qui ogni giorno per assistere alla messa? Sante, martiri, giovani mogli, donne cadute e redente dalla conversione…. non lo saprò mai con certezza. Intanto continuo a guardarle, nel loro incedere senza tempo e senza coscienza. Altere, bellissime ed intoccabili.

Articolo pubblicato su www.carnetdevoyage.it

Domenica 9 giugno ritorna “Un Fiume di Genti”, escursione in bici da Faenza a Marina Romea

Domenica 9 giugno si rinnoverà l’appuntamento con “Un Fiume di Genti”, escursione non competitiva lungo il fiume Lamone che partirà da Faenza per arrivare a Marina Romea. La quarta edizione della manifestazione tra storia e natura lungo la pianura ravennate attraversata dal Lamone sarà come sempre un viaggio festoso aperto a tutti, che si potrà percorrere in diversi modi e mettendosi in marcia da diversi punti grazie al sistema della “partenza alla francese”.

Chi si metterà in marcia di buon mattino, chi partirà in bicicletta: se i punti e gli orari di partenza sono diversi, unico invece sarà il punto di destinazione, il Circolo Nautico di Marina Romea, “dove il fiume di genti arriverà a fine mattinata per condividere il pieno di emozioni, atmosfere e bellezza vissuto lungo la strada e far festa insieme” scrivono gli organizzatori.

A un primo gruppo di podisti e ciclisti che partirà alle ore 6.30 dalla Piazza della Libertà di Faenza, infatti, se ne aggiungeranno altri lungo le località attraversate dal fiume Lamone: dai quartieri di Faenza, Reda e Granarolo a Russi, Bagnacavallo, Traversara Villanova, Sant’Alberto e Ravenna. “Le partenze dai vari punti saranno programmate in modo che l’arrivo alla foce del Lamone sia collettivo – spiegano gli organizzatori – per un evento all’insegna della condivisione. Il “traguardo” sarà il Circolo Nautico di Marina Romea, dove dalle ore 12.30 ad attendere i partecipanti sarà un buffet conviviale a base di pesce azzurro, pasta, dolci e vini del territorio. Dopo pranzo ci si potrà rilassare tutti insieme con pratiche di stretching guidato”.

Ci sarà anche la possibilità di un secondo percorso più breve sempre con partenza da Faenza e con arrivo alle ore 10.30 al Museo delle erbe palustri di Villanova di Bagnacavallo, dove sono in programma una visita guidata e una merenda con prodotti tipici del territorio prima del ritorno a Faenza.

È possibile iscriversi entro lunedì 3 giugno in diversi punti sul territorio (elenco completo sul sito www.stradadellaromagna.it). La quota di partecipazione è di 15 euro (5 euro per i bambini fino ai 12 anni) e comprende, punti ristoro in itinere, merenda/buffet finale, assicurazione e assistenza sanitaria. Previa prenotazione sarà possibile rientrare in pullman (fermate Villanova – Russi – Faenza) a 5 euro a persona, anche con bici a carico.

L’evento è organizzato da Strada della Romagna e in co-partecipazione con CEAS Ravenna, con il contributo della Destinazione Turistica Romagna e la collaborazione di Pro Loco Marina Romea, Comitato Acqueterre, Terre del Lamone, Comitato Amicizia Faenza, Ecomuseo delle Erbe palustri, Circolo nautico Marina di Ravenna e VillaNordic, il patrocinio dei Comune di Ravenna, Faenza, Russi e Bagnacavallo, della Regione Emilia Romagna, dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna e dell’Unione della Romagna Faentina.

Per informazioni: email info@stradadellaromagna.it – cell. 3392747317.

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Maratona di Ravenna. Ecco la nuova T-shirt running Joma della gara, blu e oro

Maratona di Ravenna. Ecco la nuova T-shirt running Joma della gara, blu e oro

Blu e oro, colori che nei mosaici ravennati hanno un significato profondo. Lo skyline della città bizantina e dei suoi celebri monumenti. Sono queste le principali caratteristiche estetiche della nuova t-shirt running ufficiale della «Maratona di Ravenna Città d’Arte» 2019, svelata nella mattinata di oggi giovedì 30 maggio nella sala multimediale dei Chiostri Francescani di Ravenna, a due passi dalla tomba di Dante Alighieri.

La t-shirt ufficiale 2019, presentata da Ravenna Runners Club e JOMA, sponsor tecnico della manifestazione, ancora una volta rappresenterà il top di gamma per le sue caratteristiche tecniche, pensate e progettate per grandi eventi come quello in programma il prossimo 10 novembre a Ravenna. Nella linea disegnata da JOMA in esclusiva per l’edizione 2019 Maratona, che partirà ancora da Via di Roma davanti al MAR, sono stati infatti applicati tutti gli standard qualitativi previsti dal celebre brand spagnolo. Una t-shirt innovativa, creata utilizzando un prodotto estremamente elastico come il poliestere sportivo che la rende confortevole e morbida al tatto al tempo stesso.

La tecnologia utilizzata da JOMA per confezionare la maglia è la MESH che conferisce al tessuto un’ottima traspirabilità ed una maggiore capacità di mantenere il corpo sempre fresco e asciutto, garantendo al contempo la leggerezza. Tra le altre caratteristiche occorre ricordare inoltre il colletto a giro, il taglio raglan della manica e il fitting slim, tutti dettagli tecnici studiati per una miglior vestibilità, performance elevate e maggior comfort. Il colore della t-shirt sarà quello blu del cielo stellato più famoso al mondo, quello del Mausoleo di Galla Placidia. Così come le scritte in giallo-oro riprendono le luci ed i riflessi delle stelle dello stesso monumento riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità al pari di altri sette siti della città di Ravenna. E per sottolineare la strada colma di emozioni, arte e cultura che i runner percorreranno durante la manifestazione, ecco lo skyline del capoluogo bizantino ed i suoi celebri monumenti: dalla Tomba di Dante alla Basilica di San Vitale, dal Mausoleo di Teodorico a Sant’Apollinare in Classe.

«Con questa edizione della Maratona di Ravenna Città d’Arte si consolida il rapporto con un marchio importante e prestigioso come JOMA – spiega Stefano Righini, presidente di Ravenna Runners Club –. La t-shirt 2019 è una sintesi perfetta di estetica e tecnologia all’avanguardia. I colori ricordano uno dei monumenti simbolo della nostra città, conosciuto in tutto il mondo e meta di milioni di turisti. Ma allargando lo sguardo, rappresentano i mosaici bizantini che sono l’orgoglio e l’immagine del nostro territorio, così come lo sono i tanti siti storici stilizzati sulla t-shirt. La confezione di questo prodotto è poi la dimostrazione di come JOMA sappia fornire materiali di altissimo livello per l’intero settore del running. In questi ultimi anni siamo cresciuti moltissimo e lo abbiamo fatto insieme a JOMA condividendo traguardi e risultati entusiasmanti.».

«Questa maglia, studiata per l’edizione 2019 della Maratona di Ravenna Città d’Arte, – dice Mirko Annibale, responsabile JOMA per l’Italia – nasce dalla vocazione di JOMA per il running. Uno sport che da sempre fa parte del DNA di JOMA. Una vocazione che si concretizza in partnership come quella che ci vede a fianco di Ravenna Runners Club o di sponsor tecnico della Federazione di Atletica Leggera spagnola, nonché attraverso il continuo sviluppo tecnico dei prodotti, sia nel tessile che nelle calzature, capaci di raggiungere ottimi livelli di performance».

«La t-shirt della Maratona – racconta Roberto Fagnani, assessore allo Sport del Comune di Ravenna – è un’icona per Ravenna esattamente come lo è la medaglia. Rappresenta la nostra città durante tutto l’anno indossata da tante persone che portano i suoi colori con orgoglio. Come amministratore non posso che essere felice di veder rappresentati sulla t-shirt 2019 i principali monumenti di Ravenna che ci rendono famosi in tutto il mondo e meta di turisti in ogni periodo dell’anno».

Articolo pubblicato su www.ravennanotizie.it

Musica. I Floyd Machine in concerto alla 22^ Festa dello Sport di San Pietro in Vincoli

Musica. I Floyd Machine in concerto alla 22^ Festa dello Sport di San Pietro in Vincoli

Floyd Machine (foto di Andrea Saviotti)

Sabato 1° giugno, alle 21.30, alla Festa dello Sport di San Pietro in Vincoli si esibiranno i Floyd Machine. Il concerto è ad ingresso libero. La Festa dello Sport, organizzata da A.S.D. Polisportiva Spiv, con il Patrocinio del Comune e della Provincia di Ravenna, destinerà i proventi ricavati al mantenimento della società sportiva.

Per l’occasione sarà allestito il palco al campo sportivo di San Pietro in Vincoli, in via Abbadia, 4, per ospitare il concerto dei Floyd Machine; in caso di maltempo l’esibizione si svolgerà all’interno.

“Appuntamento da non perdere – scrivono dalla società sportiva – per chi vorrà tuffarsi nelle dimensioni e nelle sonorità dei Pink Floyd dei maggiori successi, da “Dark side of the moon” a “The Wall” senza dimenticare “Wish you were here” e “Division Bell””.

Informazioni: stand gastronomico tipico romagnolo all’interno della festa aperto dalle ore 19.00. Sito: www.spiv.it – tel. 0544 550157. Ingresso libero.

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